Che confusione!! E adesso che si fa? (parte sesta)

Che confusione!! E adesso che si fa? (parte sesta)

CRUDO O COTTO

Meglio il cibo crudo o cotto? Come dite? Ah sì, cotto è più digeribile…ehm, aspettate, dipende…ok dai! Cerchiamo di chiarirci meglio le idee.

 

Partiamo da una semplice constatazione: l’Uomo è l’unico animale che utilizza il fuoco per trasformare il cibo. Tutti gli altri animali (ad eccezione di quelli domestici) si nutrono esclusivamente di cibi crudi. Su questo credo siamo tutti d’accordo.
Da ciò viene fuori un semplice postulato; in natura gli esseri viventi usano un unico metodo per capire cosa sia commestibile e cosa non lo sia quando ancora non conoscono quel dato alimento: lo assaggiano per verificare se risulti digeribile o meno.
Una volta appurato che lo è, lo catalogano come utilizzabile, ne memorizzano le proprietà organolettiche (sapore, odore, colore) e da quel momento in poi se ne nutrono.
A differenza degli altri animali l’Uomo, invece, circa 750.000 anni or sono, imparò ad usare il fuoco scoprendo tra l’altro che con il suo utilizzo poteva rendere commestibili molti alimenti che da crudi risultavano indigeribili.
Questa scoperta permise all’Uomo di ampliare enormemente le sue scelte nutrizionali.
Molti considerano, a ragione probabilmente, che la scoperta del fuoco diede una spinta decisiva all’evoluzione della nostra specie.
Però! c’è un però in questa storia.
Il problema è che la cottura modifica quel concetto universalmente usato dagli altri animali per scegliere il cibo (crudo e digeribile = commestibile) e permette di utilizzare alimenti che contengono sostanze tossiche non previste originariamente nella dieta dell’Uomo.
I vegetali, nello specifico, contengono parecchie tossine per un motivo abbastanza evidente. Non potendo muoversi, l’unico modo che hanno per difendersi dalle varie specie animali è quello di produrre sostanze tossiche in determinate fasi del loro ciclo vitale, condizione questa che preserva la loro sopravvivenza.
Del resto, se gli animali potessero cibarsi liberamente dei semi delle piante, queste ultime si sarebbero estinte da milioni di anni.
L’Uomo, invece, ha imparato che è possibile cibarsi, previa cottura, anche di semi e piante che altrimenti non sarebbero edibili.
Sto parlando dei cereali, dei legumi e di alcuni semi vegetali usati per ottenere vari olii.

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Eccolo qui il problema: questi prodotti costituiscono quasi il 70 % dei cibi presenti nella dieta abituale dell’Homo Sapiens. La loro assunzione è quotidiana e costante. Non dimentichiamo che questi prodotti in origine contenevano tossine. Queste sostanze non possono essere completamente modificate e/o eliminate dalla cottura. Alcune rimangono. Causano gonfiore, danneggiano la parete intestinale, promuovono infiammazioni tissutali croniche. Vengono quindi ritenute responsabili di parecchie problematiche di salute della nostra specie.
Ancora una volta, l’Uomo, ritenendosi più furbo degli altri animali, ha imboccato una via sbagliata e forse, forse, sarebbe giusto provare a fare marcia indietro.
Non sto dicendo che dovremmo diventare crudisti. Sto asserendo con convinzione che mangiare cibi crudi in misura maggiore dei cibi cotti porterebbe senza dubbio a migliorie dal punto di vista nutrizionale e salutistico.
È semplice: preferire cibi che il nostro intestino potrebbe tollerare anche da crudi.
Quindi STOP pasta, pane, focacce, biscotti, crepes, pizza, croissant, crackers, piadine, lenticchie, fagioli, ceci ecc????
NO. Il punto che vorrei fosse chiaro è che mangiamo quasi sempre cibo cotto trasformato. Un cibo che la Natura non aveva previsto per l’Uomo. Un cibo carente di micronutrienti. Sbilanciato nei macronutrienti.
Che ben venga la pizza, il pane, la pasta e così via dicendo… ma che sia un’assunzione supportata, integrata e bilanciata da altri cibi freschi, crudi, ricchi di vitamine, Sali minerali e fibre che Madre Natura ci dona.
Conclusione: se vogliamo diminuire l’assunzione con la dieta di sostanze tossiche e di anti-nutrienti, una buona regola potrebbe essere quella di alimentarsi solo di quei cibi che potrebbero essere assimilati anche da crudi, indipendentemente dal fatto che si decida di cuocerli o meno.
Da questo viene fuori un ovvio corollario: ovvero che tale regola può essere seguita solo limitando l’utilizzo di prodotti alimentari di provenienza industriale.
E qui casca l’asino.
To be continued…

Fonte di ispirazione primaria per questi articoli è stata la lettura del libro del Dott. Fabio Piccini “Dalla padella Alla brace”, Amazon KDP, 2017

 

 

 


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